
Sentiero arcano - le opere
I – Il Bagatto
Donatella Violi
II – La Papessa
Carla Fontanesi
III – L’Imperatrice
Sarah Contiero
IIII – L’Imperatore
Barbara Malatrasi
V – Il Papa
Mimmo Spaggiari
VI – L’Innamorato
Elisa Pellacani
VII – Il Carro
Caterina Perezzani
VIII – La Giustizia
Andrea Marazzi e Simone Giacopini
VIIII – L’Eremita
Giampaolo Buia
X – La Ruota di Fortuna
Pietro Mussini
XI – La Forza
Laura Giannoccolo
XII – L’Appeso
Graziano Pompili
XIII – La Senza Nome
Lorenzo Criscuoli
XIIII – La Temperanza
Alessandra Binini
XV – Il Diavolo
Simona Valcavi
XVI – La Casa Dio
Marisa Iotti
XVII – La Stella
Giuliano Iori
XVIII – La Luna
Alberto Artioli
XVIIII – Il Sole
Annalisa Fanfoni
XX – Il Giudizio
Matteo Messori
XXI – Il Mondo
Martino Pompili e Claudia Torricelli
XXII – Il Matto
Federico Aprile
Fotografie
Clayton Silva
Testo critico
Occorre mettere non solo due, ma più cose una accanto all’altra e tentare di trovare nella sistemazione sequenziale il nesso tra di loro. In tal modo, l’osservazione procede da una cosa all’altra, diventando di per sé creativa. L’importante dunque, non è tanto ciò che si ha di fronte, ma se si possa o meno individuare una connessione esistente tra una cosa e l’altra; l’osservazione risulterà rivelatrice nella misura in cui ciò riesce.
Joseph Beuys, Cos’è l’arte? A cura di Volker Harlan, pp. 115-116
Un parco pubblico, un mazzo di carte e un gruppo di artisti di età e formazioni diverse hanno costruito un sentiero; lo hanno costruito perché fosse una costellazione di elementi, e perché fosse una cosa sola, un processo che si fa nel camminare, come quando si va in montagna, o si esplora un paesaggio per la prima volta.
Il pretesto, se così lo si vuol chiamare, sono i Tarocchi, le 78 carte che alludono al gioco, ma anche alla cartomanzia, all’esoterismo, alla divinazione. E, per associazione simbolica, a una sapienza premoderna, analogica, umanistica.
“L’arte è un gioco fra tutti gli uomini di tutte le epoche” dice Duchamp. Il gioco delle carte è un’ossessione per l’arte; ne abbiamo un esempio vicino, le famose 44 carte realizzate da altrettanti artisti nel 1972 dalle edizioni Pari & Dispari di Rosanna Chiessi.
Ma i tarocchi sono qualcosa di diverso da un semplice gioco, o meglio: ampliano le implicazioni filosofiche sul gioco in modo molto complesso. Molti artisti ne sono ispirati: Niki de Saint Phalle a Garavicchio costruisce il suo “sacro bosco” surrealista dando forma e spazio agli arcani maggiori. Sarà che alludono ad un sapere iniziatico, o perché contengono i “fantasmi”delle immagini che attraversano il tempo, nel senso warburghiano del termine, e che contengono archetipi che variano il loro portato simbolico dalla struttura sociale ai misteri della natura. Non a caso il progetto Sentiero Arcano, nato e promosso dall’associazione L’Indaco Atelier di Ricerca Musicale ed Espressiva, si inserisce nell’area territoriale dedicata alla strega erbaiola Gabrina, che interpreta la magia come sapere di tradizione, popolare, che segue leggi e ritmi naturali.
Le 22 carte magiche dei tarocchi sono gli Arcani Maggiori, che in un ordine numerico in divenire indicano i momenti di passaggio che tutti devono affrontare, in maniera non molto differente da quanto fa l’arte contemporanea quando, per dirla con Boris Groys, “avvicina le persone a dispetto di qualsiasi passato comune, creando un nuovo tipo di comunità senza condizioni”. Proprio questo legame col futuro rende il tarocco un simbolo potente per l’arte, e in questo caso, un emblema altrettanto evidente con la dimensione collettiva di questo progetto.
Come i surrealisti utilizzavano le potenzialità espressive del caso e dell’inconscio per costruire il proprio immaginario, la pratica del caso ha dato il via al progetto assegnando senza selezione gli arcani ai 24 artisti coinvolti. Alcuni degli autori sono realmente, e legittimamente, interessati ad esplorare l’esoterismo dei tarocchi; altri invece preferiscono utilizzarne la potenzialità immaginifiche; altri ancora riflettono sugli aspetti ludici o su quelli simbolici. Ma qui l’immaginario legato ai tarocchi diventa una grande metafora della strada (il sentiero), e che la strada a sua volta richiama la comunità, le relazioni, e soprattutto un destino comune. Questo sostanzia un fondamentale elemento di questa operazione ovvero che si tratta, prima di tutto, di un grande progetto di arte pubblica. E visto che si parla anche di divinazione, sempre con Groys, “quando si vive in un progetto è come se si fosse già nel futuro”.
A volte, i luoghi nascono senza un progetto, e allora diventa importante fornirgliene uno. Alcuni di questi luoghi sono avanzi di terreno, zone liminari nei piani urbanistici. Diventano magari parchi o giardini, entrando a far parte di un percorso più grande, più frequentato, più curato. Ma diventa evidente che, passeggiando per questi luoghi, non c’è un solo punto che invita alla pausa, alla riflessione. Sono spazi per cui si va per un motivo, o che altrimenti si percorrono, spesso rapidamente, alla ricerca di qualcosa di più comodo, di più bello, di più accogliente.
Proprio questo tipo di spazi è oggetto di molti interventi di arte contemporanea, volti a creare un duplice effetto: restituire il luogo alla fruizione collettiva da un lato, e stimolare la collettività stessa a prendersene cura, in modo che quello spazio restituito sia lo spazio di tutti. Spesso questi interventi sono effimeri, ma tentano comunque di generare un valore che trascende la durata materiale dell’intervento; in altri casi, come quello in oggetto, le opere sono permanenti, donate dagli artisti, e divengono parte del tessuto urbano della città. Si crea ciò che Pierre Bourdieu definisce un interstizio “uno spazio di relazioni umane che, pur inserendosi più o meno armoniosamente e apertamente nel sistema globale, suggerisce altre possibilità di scambio rispetto a quelle in vigore nel sistema stesso”.
E la collettività è stata stimolata a più livelli: innanzitutto il progetto è stato sposato dal Comune di Reggio Emilia, e questa collaborazione ha portato ad un notevole potenziamento delle possibilità non soltanto tecniche, ma anche valoriali di Sentiero Arcano rendendolo a tutti gli effetti un’opera al servizio della collettività. Ma non solo: tra i partecipanti al progetto c’è il Liceo Artistico Gaetano Chierici, una scuola di lunga e consolidata tradizione in città che ha coinvolto molti giovani a essere parte di questa trasformazione urbana; ma anche il Conservatorio Peri-Merulo, grazie al quale ogni opera ha un suo commento sonoro che può essere fruito da tutti con i dispositivi digitali. E non dimentichiamo gli artigiani che hanno contribuito a realizzare queste opere fornendo i propri saperi, i grafici, i designer, o le maestranze che hanno lavorato alla messa in posa dell’opera.
Lungo il sentiero, ogni opera ha un suo spazio, una sua relazione individuale con chi la osserva e allo steso tempo dialoga con le opere che percorrono il percorso, ampliando la capacità di relazione e estendendole a chi le vede. Alla coralità di Sentiero Arcano si unisce la voce del visitatore, che può essere quello consapevole, che arriva apposta per fruire il percorso, e quello inconsapevole: l’avventore, il cittadino o la cittadina, il ciclista, il corridore. Entrando nello spazio stabilito dall’opera, anche chi guarda si vede, e si vede parte di un gruppo, di una folla; e magari da quella folla indistinta, sarà possibile riconoscersi parte di una comunità.
Alessandro Gazzotti
Curatore delle collezioni storico-artistiche di Musei Civici di Reggio Emilia
Sulla musica
Il cammino visivo di Sentiero Arcano è arricchito dalla presenza della musica. Soffermandosi dinnanzi alle ventidue opere, sarà possibile ascoltare i brani musicali composti da otto studenti della classe di composizione del M° Marco Longo del Conservatorio “Peri-Merulo” di Reggio Emilia nell’anno scolastico 2022/23. La chiave d’interpretazione degli Arcani che i musicisti ci restituiscono in questi brani è volta principalmente a porre l’accento sulla potenza simbolica celata dai Tarocchi e ad evocare la vasta e articolata fantasmagoria dei significati e delle atmosfere che essi sottendono.
Un incontro fecondo tra musica e arte in grado di emozionarci conducendo, al contempo, lo sguardo e l’ascolto in un racconto sensoriale semplice e complesso al tempo stesso.
L’esecuzione dei ventidue brani musicali, scritti per diversi piccoli organici da camera, è stata affidata agli studenti del M° Marco Pedrazzini, docente del Laboratorio di musica contemporanea del Conservatorio Peri-Merulo.
Paolo Perezzani
Coordinamento musicale