Presentazione
A cura di
Barbara Malatrasi
Studiosa di tarocchi e formatrice certificata del Referenziale di Nascita®
I TAROCCHI SONO UN LIBRO MUTO, PARLANO A CHI SA GUARDARE…E SENTIRE. PARLANO CON IMMAGINI, SIMBOLI, SEGNI E NARRANO RACCONTI, AMORI, PASSIONI, EMOZIONI, SFIDE E PROVE DA SUPERARE. SONO IL RACCONTO DELL’UOMO, DEL SUO PERCORSO E DELLA SUA ESPERIENZA SULLA TERRA.
Non mero strumento di divinazione, quindi, ma mezzo per incontrare sé stessi.
Sui Tarocchi sono state scritte migliaia di pagine, raccolte in centinaia di volumi; sono state costruite ipotesi sulla loro nascita che risulta tuttora avvolta nel mistero e si perde nel mito.
In Europa compaiono attorno al 1400 e si diffondono come gioco; in Italia, la famiglia Sforza-Visconti ne fa disegnare diversi mazzi per usarli come gioco di corte. Nel Castello di Torrechiara sono ancora visibili resti di affreschi nei quali si riconoscono inequivocabilmente l’Imperatore, il Sole e il Mondo di uno dei mazzi dei tarocchi Visconti. In Francia, Jacquemin Grigonneur ne disegna tre mazzi per allietare e distrarre re Carlo VI di Francia dalle crisi depressive in cui era caduto. I TAROCCHI DI MARSIGLIA (Grimaud) compaiono in Francia all’inizio del XVIII secolo.
Da mero strumento ludico e divinatorio, nel secolo scorso, studiosi dell’animo e dell’anima umana come Karl Gustav Jung e numerosi psicoterapeuti sono andati a riscoprirne il significato archetipico originale. I tarocchi, potente mezzo che utilizza il linguaggio simbolico attraverso il canale visivo che funge da mezzo fisico di trasmissione, comunicano direttamente con l’inconscio – come le fiabe – e agiscono come “propulsore emotivo” fornendo piani di interpretazione perfettamente allineati al percorso individuale della persona. Da allora, un numero sempre maggiore di terapeuti li utilizza come supporto trasformativo.
Il mazzo dei Tarocchi di Marsiglia, rielaborato anche da Alejandro Jodorowsky, è stato il mazzo di riferimento proposto agli artisti di Sentiero Arcano perché è ricchissimo di simboli e introduce il concetto fondamentale secondo cui non esistono arcani negativi e arcani positivi: ciò che importa è la reazione emotiva dettata dal vissuto dell’osservatore.
I Tarocchi, quindi, quali propulsori emotivi, allenano il nostro sentire: esistiamo perché SENTIAMO, col cuore, sede della nostra anima. I tarocchi sono lo specchio del nostro sentire, sono un mandala della mente, raccontano storie, la nostra storia, ci permettono di osservare la realtà con sguardo nuovo per riuscire a coglierne immensi insegnamenti. Come canta Fabrizio De André in Khorakhané “saper leggere il libro del mondo con occhi cangianti e nessuna scrittura”. Un ritorno alle origini, un’esortazione a lasciarci andare alla nostra immaginazione e, come scrive Italo Calvino, “guardare alle nuvole per scorgere in esse forme apparentemente invisibili”.
Qual è il legame fra tarocchi e arte?
I Tarocchi sono fonte di ispirazione per gli artisti, come lo sono l’amore, la passione, le bellezze della natura, la morte … perché parlano della Vita, dell’uomo in cammino, dei suoi sogni, delle sue paure, delle sue aspirazioni e l’artista — ricercatore dell’Anima — ne coglie i suggerimenti più profondi, restituendoli con un atto creativo a chi è pronto e disposto ad accogliere. Potremmo dire che il linguaggio dei Tarocchi e quello artistico vadano a braccetto. Diventa quasi superfluo citare gli innumerevoli artisti che hanno ceduto alla seduzione dei Tarocchi: da Dalí, a Guttuso, a Leonora Carrington, a Enrico Baj … fino ai 24 artisti che hanno accolto, alla prima proposta, di cimentarsi con quest’opera corale.
Vedo un parallelo fra l’azione creatrice dell’artista e la potenza creativa del pensiero, accesa dall’osservazione dei Tarocchi, capace di stimolare l’essere umano a diventare creatore di sé stesso. Entrambi, l’artista e l’osservatore, si connettono al proprio sé: il primo per creare un’opera, il secondo, giunto alla consapevolezza, per creare la percezione della propria esistenza.
Esistono infinite possibilità per immaginare il nostro SENTIERO ARCANO come la struttura di uno dei mille e uno racconti che i suoi personaggi possono narrare: mescolandoli, scompigliandoli, capovolgendoli, facendo loro incarnare le caratteristiche più sfidanti di ciascuno di essi e, come scrive Italo Calvino nel suo “Castello dei destini incrociati” … ma ogni racconto è diverso dagli altri, e così le storie raccontate da sinistra a destra o dal basso in alto possono pure essere lette da destra a sinistra o dall’alto in basso, e viceversa, e le stesse carte presentandosi in un diverso ordine cambiano il loro significato perché le vite si snodano e si aggrovigliano a loro piacimento […]